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Marijuana e sviluppo di depressione: dati e studi

Gli studi scientifici suggeriscono per i giovani una correlazione tra l’uso precoce e frequente di marijuana e un aumento del rischio di sviluppare depressione.

Molti studi evidenziano infatti come il consumo regolare di cannabis possa influenzare negativamente la salute mentale dei più giovani, portando gravi danni al cervello e difficoltà di apprendimento.

Marijuana e depressione: gli studi scientifici

Numerose ricerche scientifiche hanno evidenziato come il consumo di marijuana nel periodo adolescenziale possa sviluppare depressione durante la prima età adulta.

Gli studiosi dell’Oxford University in uno studio su giovani Canadesi hanno rilevato che chi fa uso di marijuana prima dei 18 anni è più incline allo sviluppo di pensieri suicidi durante la sua vita, anche senza che si vada a sviluppare una dipendenza dalla droga stessa.

L’utilizzo frequente di cannabis nei giovani è correlato a un progressivo danneggiamento di particolari aree e attività del cervello ancora in formazione durante l’adolescenza.
L’utilizzo frequente della sostanza sarebbe così causa di alterazioni del neurosviluppo psicologico, della corteccia frontale e del sistema limbico.

Gli studi mostrano infatti alcune anomalie della materia bianca nei giovani consumatori di marijuana, con il volume ridotto della materia bianca è associato alla manifestazione di stati depressivi e ansiosi, allo sviluppo della schizofrenia e disturbi bipolari.

Leggi anche “Abuso di cannabis: gli effetti sul cervello degli adolescenti”

Marijuana e depressione: effetti a breve termine sugli adolescenti

Secondo diversi studi scientifici, i danni riportati dal consumo costante di cannabis durante l’adolescenza sono numerosi e talvolta irreversibili. Chi consuma cannabis in età precoce è, infatti, più incline a deficit neuropsicologici rispetto ai soggetti che iniziano a fare uso di marijuana soltanto in età più avanzata.

I ragazzi che consumano abitualmente marijuana possono presentare delle difficoltà cognitive sia nel breve che nel lungo termine, come scarsa attenzione, rallentata capacità di memorizzazione e apprendimento, difficoltà nell’elaborazione delle informazioni, tutti sintomi che portano grandi difficoltà durante il percorso scolastico.

La compromissione della capacità di attenzione, di apprendimento e di processione delle informazioni, possono portare ad ulteriori sintomi, come:

  • fatica durante l’esecuzione di compiti cognitivi;
  • alterazione della qualità del sonno;
  • leggere anomalie nella struttura cerebrale.

Alcune anomalie a livello cerebrale sono risolvibili nel primo mese di astensione dal consumo e possono scomparire del tutto oltre i tre mesi di astinenza; altre invece possono essere irreversibili e creare compromissioni anche nella vita adulta.

Utilizzare la marijuana in modo cronico è causa dell’assottigliamento della corteccia prefrontale, la regione del cervello che regola il controllo degli impulsi, delle emozioni, dei rischi e delle decisioni a lungo termine, che giunge a completa maturazione intorno ai 20-21 anni.

La marijuana è, infatti, una sostanza tossica che influenza i processi neurologici di maturazione, compromettendo, nel lungo periodo, le funzioni percettive e cognitive del ragazzo.

I giovani sottoposti ad una risonanza magnetica hanno mostrato aree del cervello danneggiate, le cui ripercussioni a lungo termine implicano sviluppo di depressione e severi stati di ansia.

Giovani e marijuana: i consigli per i genitori

I genitori devono essere a conoscenza dei primi segnali di sviluppo di una dipendenza da marijuana e le conseguenze sulla salute per i propri figli, così da poterli aiutare.

Un adolescente che inizia a far uso di cannabis mostra dei campanelli di allarme che se riconosciuti possono permettere al genitore di intervenire.

Uno dei primi segnali da tenere sotto controllo sono le amicizie e le frequentazioni del giovane, che può iniziare ad assumere droga per imitare il gruppo e per cercare una sensazione di accettazione, ma anche un improvviso peggioramento del rendimento a scuola, perdita di interesse per sport e hobby che prima lo appassionavano e irascibilità..

Tra i segnali più comuni che presentano gli adolescenti una volta che il consumo di marijuana diventa più costante e abituale si trovano comportamenti aggressivi ingiustificati, irrequietezza, svogliatezza e frequenti cambiamenti d’umore.

Per i genitori è fondamentale non trascurare questi segnali e evitare di sottostimare.
Solo prendendo in considerazione questi segnali il genitore potrà aprire un dialogo con il proprio figlio, comprendendo l’entità del consumo e, se necessario, supportandolo verso un percorso professionale di aiuto.

Leggi anche: Quali sono le droghe leggere, gli effetti e i rischi

Marijuana e adolescenti: a chi rivolgersi per chiedere aiuto

Nel caso in cui entità e frequenza nel consumo di marijuana diventino eccessivi, la mossa migliore è instradare il giovane verso la necessità di chiedere aiuto professionale.

Solo così infatti si potrà intervenire sui trigger, le cause sottostanti al consumo eccessivo, riuscendo a mantenere l’astensione dall’utilizzo di marijuana in maniera stabile nel tempo.

Il primo passo potrebbe essere quello di rivolgersi al proprio medico di base, o contattare il numero verde di counseling creato dall’Istituto Superiore di Sanità 800 186070, in grado di fornire aiuto, supporto e indicazioni per avviare un eventuale percorso di recupero.

Scopri l’approccio del Centro Torinese di Solidarietà per le tossicodipendenze

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