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Gioco patologico: hai mai giocato più di quanto la tua disponibilità economica permettesse?

Quando il gioco supera i limiti

Può sembrare una semplice domanda, ma racchiude in sé una delle prime spie di un comportamento che potrebbe essere sfuggito al controllo. Il gioco d’azzardo patologico non si manifesta all’improvviso: spesso inizia come un passatempo, una distrazione, un modo per evadere dalla routine o da una difficoltà personale. Poi però qualcosa cambia. Il tempo dedicato al gioco aumenta, la quantità di denaro investita cresce, e la posta in gioco – affetti, lavoro, serenità – si fa sempre più alta.

Spendere più di quanto si può: un segnale da non sottovalutare

Uno dei segnali più evidenti dell’insorgere del disturbo da gioco d’azzardo è l’aver speso più di quanto si poteva realmente permettere. Questa condizione non è così rara come si potrebbe pensare, e può manifestarsi in modi molto concreti e quotidiani. C’è chi inizia a saltare il pagamento delle bollette per “tentare un’ultima giocata risolutiva”, chi utilizza la carta di credito per prelevare contanti da spendere alle slot machine, oppure chi richiede prestiti ad amici o parenti senza dire la verità su come userà quei soldi.

Un esempio comune riguarda chi, pur avendo uno stipendio fisso, arriva regolarmente a fine mese senza più risorse economiche, perché ogni entrata viene rapidamente bruciata in scommesse, gratta e vinci, poker online o macchinette. C’è anche chi, pur non avendo reddito, si indebita con finanziarie, mette in vendita beni personali o ricorre persino al gioco per tentare di coprire altri debiti di gioco. È un meccanismo che si autoalimenta, fatto di illusioni e perdite, nel quale il denaro non serve più a vivere, ma solo a continuare a giocare.

Questo tipo di comportamento non nasce da una semplice leggerezza o disattenzione, ma è spesso il segnale di una sofferenza profonda e silenziosa, che richiede attenzione e ascolto. Intervenire tempestivamente può fare la differenza tra un comportamento rischioso e una vera e propria dipendenza.

Parlare è il primo passo per uscire dalla dipendenza

Non è semplice riconoscere di avere un problema. Chi è coinvolto nel gioco patologico spesso si vergogna, si isola, vive nella paura costante che la sua dipendenza venga scoperta da familiari, amici o colleghi. Il senso di colpa si mescola alla frustrazione, e ogni perdita rafforza la sensazione di fallimento personale. Ma proprio per questo, è fondamentale aprire un varco nel silenzio.

Parlare significa rompere il muro dell’isolamento. Significa dare un nome alla propria difficoltà e trovare il coraggio di affrontarla. Nessuno dovrebbe sentirsi solo davanti a un problema tanto complesso. È importante sapere che esistono luoghi sicuri dove potersi raccontare senza essere giudicati, dove professionisti esperti sono pronti ad ascoltare, sostenere e accompagnare lungo un percorso di cura. La dipendenza da gioco non è una colpa: è una malattia, e come tale può essere affrontata con gli strumenti giusti.

Il Centro Torinese di Solidarietà è al tuo fianco

Il Centro Torinese di Solidarietà è uno di questi luoghi. All’interno del nostro centro di cura per la ludopatia, offriamo percorsi personalizzati per chi sente di non avere più il controllo sul proprio comportamento di gioco. Ogni storia è diversa, ogni persona ha il diritto di essere accolta, ascoltata e accompagnata nel percorso di uscita dalla dipendenza.

Se ti sei riconosciuto anche solo in parte in questa situazione, o se conosci qualcuno che potrebbe aver bisogno di aiuto, non aspettare. Parlare è il primo passo per cambiare. Contattaci, ti aiuteremo a ritrovare la libertà di vivere senza il peso del gioco.

Scopri l’approccio del CTS come Comunità di cura per il gioco d’azzardo.

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