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Autoesclusione del gioco a distanza: a cosa serve

Un argine digitale contro la dipendenza

L’autoesclusione dal gioco a distanza è uno strumento legale e gratuito, pensato per offrire una via d’uscita a chi sente di non avere più il controllo sulle proprie abitudini di gioco online. Chi decide di attivarla viene inserito in un registro gestito dall’ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), che impedisce l’accesso a tutti i siti di gioco autorizzati in Italia.

Si tratta di una misura di prevenzione che consente di bloccare temporaneamente o permanentemente l’accesso al gioco, in un momento di lucidità, prima che la situazione peggiori. È una scelta di responsabilità che, in molti casi, rappresenta il primo passo verso un percorso di consapevolezza e cambiamento.

Come funziona davvero

Una volta attivata l’autoesclusione, le piattaforme di gioco legali in Italia non permettono più la registrazione di nuovi conti. Anche i conti già esistenti vengono chiusi o sospesi e le comunicazioni promozionali cessano. Questo sistema permette alla persona di creare una distanza immediata da un comportamento compulsivo, in modo automatico e protetto.

L’esclusione può essere scelta per un periodo limitato, come sei mesi o un anno, oppure in modo permanente, lasciando la possibilità di revoca consapevole nel tempo.

Quando può essere utile

Molti utenti decidono di autoescludersi dopo una perdita importante, oppure in un momento di lucidità in cui si rendono conto che il gioco è diventato troppo presente. Altri lo fanno su consiglio dei familiari, del medico o durante un percorso di recupero.

È particolarmente utile in situazioni di stress emotivo, insonnia, o difficoltà economica, quando la tentazione di giocare diventa un modo per fuggire temporaneamente dal disagio. Bloccare l’accesso alle piattaforme consente di ridurre il rischio immediato e riappropriarsi di una piccola quota di controllo.

Esempi specifici: il gesto che ferma il clic

Mario, 32 anni, ha attivato l’autoesclusione dopo aver perso una mensilità in una sola settimana. “È stato il primo passo. Quando mi sono visto chiuso fuori, ho capito che potevo ancora decidere qualcosa”.
Chiara, 27 anni, ha chiesto aiuto al nostro centro dopo essersi autoesclusa. “Era come se la mia parte razionale volesse salvarsi. Non è stato facile, ma almeno ho avuto un momento di lucidità”.

Questi piccoli gesti di protezione personale sono spesso le prime vere dichiarazioni di cambiamento.

Il supporto possibile

L’autoesclusione è uno strumento utile, ma non è una cura. Senza un percorso di accompagnamento psicologico e terapeutico, il rischio è che la persona trovi altri modi per alimentare la dipendenza. È per questo che, nel nostro centro di cura per la ludopatia, affianchiamo ogni giorno le persone che abbiano o meno fatto percorsi di autoesclusione dal gioco con colloqui individuali, orientamento e supporto professionale.

Scopri l’approccio del CTS come Comunità di cura per il gioco d’azzardo.

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